Ma... vegetariani non basta?
LA SCELTA VEGAN: MOTIVI ETICI ED ECOLOGICI

La scelta vegan viene spesso considerata un estremismo. Sono più facili da intuire le ragioni etiche del vegetarismo, che si oppone alla morte degli animali tramite macellazione. L’obiezione che più spesso viene mossa al veganismo è che non è necessario uccidere animali per consumare il latte o le uova. Ma le cose non stanno proprio così: è quindi
necessario un approfondimento sui sistemi di produzione di questi alimenti, argomento, questo, ignorato dalla maggior parte delle persone per mancanza di informazioni o per scarsa volontà di riflessione.

L’ADA (American Dietetic Association) dal 1987 dichiara che una dieta vegana correttamente bilanciata è salutare, adeguata dal punto di vista nutrizionale e adatta a tutti gli stadi del ciclo vitale (inclusi gravidanza, allattamento, svezzamento, infanzia e terza età) perché garantisce lo sviluppo fisiologico dell’organismo.

Inoltre, recentemente le Nazioni Unite hanno invitato a passare a un’alimentazione vegan, indicando come necessaria la diminuzione dei consumi di alimenti animali per l’ambiente e per chi soffre la fame.
Il nuovo report dell’UNEP (Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite), uscito il 2 giugno 2010 e intitolato “Calcolo degli impatti ambientali dei consumi e della produzione”, evidenzia senza ombra di dubbio il consumo di alimenti animali - carne, pesce, latticini - come una delle cause primarie di impatto ambientale, inquinamento, effetto serra e spreco di risorse. Nelle conclusioni del report si afferma infatti: “Si prevede che gli impatti dell’agricoltura aumentino in modo sostanziale a causa dell’aumento di popolazione e del conseguente aumento del consumo di alimenti animali. Un riduzione sostanziale di questo impatto sarà possibile solamente attraverso un drastico cambiamento dell’alimentazione globale, scegliendo di non usare prodotti animali”. Il professor Edgar Hertwich, l’autore principale del report, ha dichiarato: “I prodotti animali causano danni maggiori di quelli dovuti alla produzione di materiali per l’edilizia come sabbia e cemento o di materiali come plastica e metallo. Le coltivazioni per i mangimi animali sono dannose quanto il consumo di combustibili fossili.”

LA PRODUZIONE DI UOVA
Le uova provengono dalle galline ovaiole, una razza diversa da quella allevata per i polli da carne. Partiamo dai pulcini: solo una piccolissima percentuale dei maschi è necessaria per la riproduzione, quindi la quasi totalità dei pulcini maschi (non essendo adatta alla produzione di carne) viene soppressa alla nascita, generalmente con il gas o mediante uno strumento molto simile a un tritacarne a lama, a volte con il soffocamento. In uno dei maggiori allevamenti italiani ogni settimana vengono trinciati 260.000 pulcini maschi (dati del 2001).
Le femmine vivono la loro breve vita ammassate in gabbie della dimensione di una scatola da scarpe. La cosa le rende estremamente aggressive, tanto che gli allevatori ricorrono al taglio del becco (che sotto lo strato corneo presenta del tessuto nervoso) affinché non si feriscano o uccidano reciprocamente. Talvolta assieme alla punta del becco viene trinciata anche la lingua: in seguito a questa dolorosa operazione (svolta senza anestesia), non è inconsueto che molte di loro muoiano di fame e di sete.
Le cose non cambiano di molto neppure nel caso di uova provenienti da allevamenti biologici a terra: pur rappresentando un sistema preferibile rispetto a quello in batteria, il problema dei pulcini maschi è comunque presente: essendo inutili per lo spietato processo produttivo, essi devono essere soppressi.
Le femmine vengono prima ipersfruttate per ottenere il massimo rendimento; poi, non appena la loro produzione accenna a diminuire (intorno ai 2 anni, considerando che in natura ne vivrebbero 15), soppresse e sostituite con altre “più fresche”. Seppure biologici, i cicli produttivi sono sempre orientati al profitto e non ammettono in nessun caso l’inefficienza, pena l’uscita dal mercato.
Dietro ogni uovo che si mangia ci sono diverse vite spezzate!

LA PRODUZIONE DI LATTE
Non molti sanno che mucche e vitellini vengono uccisi nel ciclo di produzione del latte. Le mucche sono oramai semplici macchine da latte e vengono indotte artificialmente (attraverso manipolazioni genetiche e somministrazioni di ormoni) a produrre fino a 10 volte più di quanto farebbero in natura. Nello stress di tali ritmi produttivi, nessuna mucca sopravvive a lungo e in buona salute. L’innaturalità degli ambienti (solitamente edifici in cemento senza sbocchi verso l’esterno), l’esiguità dello spazio vitale (artificiale), la mungitura meccanica, la selezione per aumentarne la produttività, la stabulazione nei capannoni, la mancanza di movimento, rendono le mucche da latte animali così debilitati che spesso, a “fine carriera”, non si reggono più nemmeno in piedi. Vengono pertanto  somministrati continuamente farmaci e antibiotici. Dopo pochi anni (di solito 6) di intenso sfruttamento, non appena la produzione di latte accenna a calare, gli animali vengono macellati; in natura vivrebbero fino a 40 anni. La maggior parte delle mucche da latte non vede mai un prato.
Durante questo ciclo di produzione, le mucche vengono inseminate artificialmente: infatti, se non mettessero al mondo i vitelli destinati al macello, non produrrebbero latte. I vitellini, strappati alla madre subito dopo la nascita, sono destinati, se maschi, al mattatoio a pochi mesi di vita (carne di vitello) o fatti ingrassare per essere macellati dopo due anni (carne di manzo); se femmine, seguiranno il destino delle madri. Da questo si desume che il latte e i derivati non dovrebbero essere consumati nemmeno dai vegetariani. Non importa se un formaggio contenga o meno caglio animale (ottenuto dallo stomaco di giovani animali macellati): i latticini, anche se biologici, sono il risultato di un ciclo produttivo che prevede la morte di mucche e vitelli.

EFFETTO SERRA
Un importante studio condotto in Germania (dall’associazione FoodWatch insieme ai ricercatori dell’Istituto tedesco per la Ricerca sull’Economia Ecologica) effettua un calcolo preciso su quanta CO2 si produca, in un anno, seguendo diversi tipi di alimentazione; per risultare più comprensibile il raffronto è stato esplicitato in termini di km equivalenti percorsi in auto e si hanno i seguenti risultati:

- Alimentazione vegan
Da agricoltura bio: 281 km
Da agricoltura convenzionale: 629 km

- Alimentazione vegetariana
Da agricoltura bio: 1978 km
Da agricoltura convenzionale: 2427 km

- Alimentazione onnivora
Da agricoltura bio: 4377 km
Da agricoltura convenzionale: 4758 km

CONSUMO DI ACQUA
Il consumo d’acqua di una dieta che includa la carne o latticini è decisamente maggiore di una dieta vegan (che esclude i derivati animali); e il tema dello spreco d’acqua, soprattutto proiettato negli anni a venire, è di scottante attualità. Per esempio, si pensi che per produrre un kg di manzo possono occorrere fino a 100.000 litri d’acqua, mentre per un chilo di frumento ne occorrono solo 900 e per un chilo di soia 2000. [Fonte: “Water Resources: Agriculture, the Environment, and Society” An assessment of the status of water resources by David Pimentel, James Houser, Erika Preiss, Omar White, et al. Bioscience, February 1997 Vol. 47 No. 2]

DEFORESTAZIONE
Semplificando al massimo: si abbattono grandi aree di foresta per fare campi di soia e cereali, che invece di essere usati per nutrire gli uomini (magari di quelle stesse zone), sono usati per sostenere l’allevamento e produrre carne da esportare nei paesi più industrializzati. Ancora un aspetto dal quale emerge lo spreco e il grave impatto ambientale del consumo di carne e altri alimenti animali.

PER SALVARE L’AMBIENTE: RIASSUMENDO
I dati oggettivi sono incontrovertibili: l’allevamento di animali – sia per produrre carne che per produrre altri derivati – comporta un enorme spreco d’acqua, contribuisce in maniera rilevante all’effetto serra, è la principale causa della deforestazione ed è altamente inquinante non solo a causa dell’allevamento stesso ma anche per la produzione di foraggio, per i trasporti, dei mangimi e degli animali. Questa forte critica all’allevamento ovviamente va fatta nella misura in cui esiste una valida alternativa: scegliere una alimentazione priva di alimenti animali, ossia seguire una dieta vegana.

Essere vegani è uno stile di vita, un modo di essere sensibili e rispettosi di tutte le vite e dell’ambiente e si esprime con il rifiuto di ogni forma di sfruttamento degli animali. A tavola significa non consumare prodotti di origine animale – carne, salumi, pesce, ma anche uova, latte, formaggi, miele – sapendo che non solo gli alimenti derivanti dall’uccisione, ma anche tutti quelli presentati tradizionalmente come “incruenti” significano sofferenza e morte per gli animali, comportano gravi danni per la salute della Terra e riducono le risorse a disposizione per i paesi più poveri. I prodotti vegetali che la natura ci offre sono davvero tanti e sta alla nostra fantasia abbinarli per realizzare piatti prelibati e nutrienti. Diventare vegani vuol dire anche scoprire e riscoprire tutto un mondo di cibi sani, gustosi e genuini.

Fonti
La cucina etica – Sonda Edizioni
Progetto Vivere Vegan - www.viverevegan.org
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